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Le mie proposte

Le mie proposte

QUI VOGLIAMO CHE ROMA SIA DAVVERO CAPITALE.

Roma merita finalmente quello che le spetta: il riconoscimento da parte di tutta la Nazione per le funzioni che svolge e il peso che sostiene nel farlo, a livello di città e a livello di ogni singolo cittadino che la abita.

Roma non è una città come le altre: è il comune più popoloso, più esteso, più complesso d’Italia, che ogni giorno ospita 1 milione di persone in più dei suoi cittadini, un comune che è 12 volte Parigi, 7 volte Milano, un comune ha la maggiore concentrazione di beni storici al mondo, ospita l’università più grande d’Europa, 29 organizzazioni internazionali, lo stato vaticano al suo interno. Non solo: Roma è il comune agricolo più grande d’Europa.

Per questo la Capitale non può essere amministrata con i poteri di un comune di 1000 abitanti. Bisogna avere il coraggio di affermarlo, anche di fronte a un Parlamento ostaggio dei campanili e dei localismi, che ha dimenticato per decenni di occuparsi della sua Capitale. Mentre Francia, Spagna, Gran Bretagna e Germania facevano leggi e investivano risorse per garantire a Parigi, Madrid, Londra e Berlino lo status effettivo di metropoli globali, Roma è stata lasciata a se stessa, governata con le stesse regole di un piccolo paesino.

QUI A ROMA IL DEBITO VA AZZERATO.

Roma ha un debito pregresso, accumulato durante le gestioni di Rutelli e Veltroni, che schiaccia e soffoca l’economia romana. Famiglie e imprese pagano le tasse più alte d’Italia, perché ogni anno almeno 200 milioni di euro devono essere versati allo Stato dai romani per estinguere il debito e vengono raccolti in gran parte con l’addizionale Irpef dello 0,4%.

Questo 0,4% non serve al Comune per offrire servizi migliori ed efficienti ma a ripagare i debiti. Per almeno altri 20 anni, una pressione fiscale altissima soffocherà le potenzialità di sviluppo e di ripresa. All’appello mancano almeno 13 miliardi di euro, dei quali 4 o 5 di soli interessi. Per questo chi dice che abbasserà le tasse lo fa perché è sicuro che non governerà mai questa città. Servirà tempo per poter abbassare l’addizionale Irpef.

Lo Stato ha da poco riconosciuto che i cittadini romani sopportano la spesa di non meno di 110 milioni l’anno per sostenere l’onere di essere Capitale e di ospitare le Istituzioni nazionali e sovranazionali. Ma Roma è Capitale della Repubblica da oltre 70 anni: se lo Stato riconoscesse una tantum gli “arretrati”, ovvero i soldi mai versati sinora, alla città di Roma, potremmo azzerare il debito, risparmiando anche qualche miliardo di interessi. Si tratterebbe di una goccia nell’oceano del debito pubblico, che oggi ammonta a 2200 miliardi.

In compenso, le minori tasse pagate nei prossimi venti anni da milioni di famiglie e imprese libereranno risorse per gli investimenti e faranno ripartire il mercato interno e gli acquisti, la ricetta migliore in tempi di crisi e stagnazione.

QUI E’ NATO IL DIRITTO. QUI RISORGE LA LEGALITÀ.

Roma deve liberarsi del fango della corruzione e dell’illegalità.

Il disonore che ha colpito la nostra città nell’essere accostata al fenomeno mafioso, culminato nello scioglimento del municipio di Ostia per “infiltrazione mafiosa” e nel processo di “Mafia Capitale”, deve essere cancellato.

Immediatamente.

Con una rivoluzione etica, morale, civica.

L’antica patria del diritto metterà in campo tutte le risorse morali e civili per ricostruire un modello di amministrazione pubblica e di società esemplare e rigorosa nel rispettare la Legge. Il malaffare ha prosperato grazie alle procedure opache, all’emergenza istituzionalizzata, a gare mai bandite, ad affidamenti diretti ingiustificati, agli spacchettamenti degli appalti per andare “sotto soglia”, alle proroghe infinite.

Tutto questo verrà spazzato via dall’applicazione delle regole per appalti trasparenti, tempi certi e pagamenti puntuali, valutando la prestazione dei dirigenti comunali soprattutto su questi parametri, premiando adeguatamente il merito e il raggiungimento degli obiettivi, ma punendo severamente l’incapacità, l’inefficienza o, peggio, la permeabilità a pratiche illecite e devianti.

QUI NON CI SI SERVE DELLA CITTA’: QUI SI SERVE IL BENE COMUNE.

I circa 23.000 dipendenti di Roma Capitale sono troppi? Contrariamente a quanto si crede, Roma non ha un numero di dipendenti comunali superiore alla media nazionale. In proporzione ha meno dipendenti di Milano: Roma 8,8 dipendenti per 1000 abitanti, Milano 11,7 per 1000 abitanti. Così come il numero di dirigenti è in linea: 1 ogni 100 dipendenti. Anche le municipalizzate non hanno una situazione difforme da quella che si registra in gran parte d’Italia.

Ma tutto questo deve funzionare molto meglio di come funziona oggi. I 23000 dipendenti diventano troppi se trasmettono l’immagine, e spesso la prassi, di una burocrazia pigra e inefficiente.

Il nostro impegno è quello di consegnare, alla fine del mandato, una macchina comunale che diventi esempio di un buongoverno realizzato, diffuso, partecipato, fondato in primo luogo sull’orgoglio dell’appartenenza dei dipendenti comunali a una grande missione collettiva.

QUI SI METTE ORDINE AL ‘GRUPPO’.

Il ‘Gruppo Comune di Roma’ raccoglie oltre 30.000 dipendenti in una galassia di società partecipano che distribuiscono servizi ai romani nel settore dei trasporti, rifiuti, acqua, luce e gas, musei e biblioteche, farmacie comunali, assicurazioni e tanto altro.

Forse troppo: perché non sempre le attività svolte restano nel perimetro dei servizi essenziali e, soprattutto, dell’efficienza e dell’economicità.

Non avremo riguardo nel sottoporre a una verifica rigorosa il loro operato, e nel tagliare i rami secchi e improduttivi, lasciando al mercato e all’iniziativa il compito di offrire servizi migliori, quando possibile, nel rispetto del principio di sussidiarietà.

QUI SI FA PULIZIA. SUBITO. OVUNQUE.

Roma è un museo tramutato in stalla. Ci sono le finestre rotte, ci piove dentro, i maiali girano tra le statue e i piccioni hanno fatto il nido sui quadri. E allora oggi non è il momento di pianificare la prossima mostra o di decidere se i faretti debbano essere blu o gialli. Bisogna riparare le finestre, riparare il tetto, togliere gli animali, pulire le sale. Bisogna ripulire il museo prima di pensare al prossimo evento.

Il degrado prodotto dalla sporcizia e dai cumuli di rifiuti è incalcolabile.

La carenza del servizio ha alimentato nel tempo una cultura di scarso rispetto dei romani stessi per la loro città, innescando un circolo vizioso. La città è sporca, e pochi sentono il dovere di contribuire a tenerla pulita. Bisogna invertire la rotta, tornare a trattare ogni angolo di città come il salotto di casa propria. Servono strumenti e regole che eliminino ogni scusa, ogni alibi, tanto all’Amministrazione quanto al singolo cittadino: tutti quanti siamo responsabili nel tenere alti il decoro e l’immagine della nostra Capitale.

QUI A ROMA SI VA VELOCI.

Il tempo trascorso nel traffico cittadino è la dannazione di ogni romano, un incubo quotidiano. Il sogno di una grande e capillare rete di metropolitane per abbattere tempi e costi di percorrenza, rischia di svanire di fronte alla dura realtà della complessità archeologica del sottosuolo e della fragilità architettonica della tratta centrale.

Ma non è solo questo il problema: pochi sanno che l’enorme estensione di un territorio grande come le prime nove città italiane messe insieme, produce una densità media di abitanti molto bassa e rende un’opera come le metropolitane in sotterranea economicamente insostenibile.

Costruire sottoterra a Roma costa di più, e lo Stato deve aiutare la città, che da sola non può farcela; la capacità media di trasporto a Roma sarà sempre inferiore alla media degli altri centri urbani, rendendo i costi del servizio comunque superiori.

Quella dei trasporti E’ una delle questioni da affrontare nel tema di Roma Capitale e delle risorse necessarie: la Regione deve effettuare i pagamenti in modo puntuale e stanziando le risorse necessarie al Trasporto pubblico romano. Meglio ancora, il governo deve destinare quei fondi direttamente a Roma, senza l’inutile passaggio alla Regione.

QUI ROMA SI RIGENERA: NELLA BELLEZZA.

La nostra politica sarà passare dall’espansione senza anima della metropoli alla sua rigenerazione urbana.

Il settore dell’urbanistica, tradizionale volano economico della Capitale, vive da anni una crisi non solo economica ma anche di identità. Occorre un rilancio che sappia però fare i conti con la necessità di passare da una fase di mero consumo di territorio, priva di una logica organica di pianificazione – quella che, per capirci, ha dato vita ad anonimi quartieri dormitorio oggi pieni di case invendute o sfitte – a una nuova fase di rigenerazione urbana, ricucitura e riassetto diffuso dei quartieri, periferici e non.

Il Piano regolatore generale approvato dalla Giunta Veltroni è nato già morto e superato otto anni fa: necessita quindi di una revisione generale, ma non perderemo tempo in dispute accademiche e procedure infinite per farne uno nuovo da capo.

Non ci possiamo permettere il lusso di tenere la città bloccata altri anni. Con l’Assemblea capitolina approveremo un Piano strategico di indirizzo e, a seguire, le modifiche puntuali per attuarlo, così come semplificheremo le norme tecniche di attuazione e il Regolamento edilizio.

QUI SI FA IL PIU’ GRANDE MUSEO DEL MONDO.

Ma, soprattutto, vogliamo riprendere un’ispirazione che ha per decenni ispirato la migliore cultura urbanistica romana: dagli anni Sessanta a oggi, l’idea-guida di trasferire ministeri e uffici centrali dal centro storico per alleggerirlo da funzioni e pesi insostenibili si è praticamente arenata. Senza una forte volontà politica non ci sarà mai un’accelerazione spontanea lungo questa strada. Sogniamo una città in cui i principali ministeri, quelli che attirano migliaia di dipendenti in blocco nelle ore di punta, provocando il collasso della mobilità, vengano trasferiti in aree servite da metropolitane e ferrovie urbane, dotate di parcheggi e connessioni. Al loro posto, nel centro storico, spazio a musei, gallerie, alberghi e a un ritorno della residenzialità, senza la quale una città diventa uno spazio morto, una quinta scenica senza vita né calore.

QUI LA PERIFERIA E’ UN ALTRO CENTRO

Se daremo la meritata attenzione alla tutela del centro storico, altrettanta passione dedicheremo al recupero della periferia.

Le periferie sono un enorme potenziale inespresso per Roma e noi dalle periferie vogliamo partire: anzi, ripartire. Se nei quartieri di edilizia pianificata e popolare la ricetta è – come già detto – la sostituzione edilizia, nelle ex borgate abusive completeremo l’approvazione di tutti i piani particolareggiati e dei toponimi (fermi da tre anni), avvalendoci dello straordinario patrimonio di partecipazione e competenza messo in campo dai consorzi dei cittadini, che attendono dall’amministrazione decisioni chiare. Come quella sul condono edilizio: è una vergogna che a trent’anni dal primo condono ci siano ancora più di 200.000 pratiche inevase che attendono risposta. Metteremo in campo misure eccezionali che nel giro di due anni smaltiranno tutto l’arretrato, sbloccando la riqualificazione e facendo incassare alle casse comunali almeno mezzo miliardo di euro da reinvestire in strade, fogne, scuole, servizi e illuminazione pubblica.

Nelle nuove edificazioni, la realizzazione delle opere a scomputo nei tempi previsti sarà garantita anche con il costruito, che potrà entrare nella immediata disponibilità dell’Amministrazione in caso di urbanizzazione primaria incompleta o mal eseguita. Niente più vendita di nuove case in costruzione se prima non vediamo strade, piazze, parcheggi, giardini, fogne e illuminazione realizzati a regola d’arte.

QUI A ROMA LA CASA NON PUO’ ESSERE UN PRIVILEGIO

Nel medio-lungo termine, una quota di case popolari da affidare al Comune sarà obbligatoriamente riservata in ogni lottizzazione: chi vuole costruire a Roma, dovrà in cambio dare una piccola quota di alloggi. Le famiglie povere e bisognose non saranno confinate in ghetti, ma inserite nel tessuto sociale della città.

Nell’immediato, saremo inflessibili contro occupanti abusivi e privilegiati: una gestione sana del patrimonio comunale consente di assegnare mille alloggi all’anno a chi è in graduatoria e ha diritto alla casa, invece delle attuali cento assegnazioni l’anno.

Saranno venduti alle famiglie in regola che li abitano 30.000 alloggi comunali: almeno il 90% di loro è pronto ad acquistarle, chi non può farlo resterà tranquillamente al suo posto. Ma con i soldi incassati e con quelli risparmiati dalle manutenzioni saranno costruiti nuovi alloggi o direttamente comprati sul mercato: oggi Roma è piena di immobili sfitti e invenduti, e la crisi economica ha anche fatto abbassare i prezzi.

Ci sono le condizioni ideali per reperire a un costo ragionevole le case che mancano per dare alle migliaia di famiglie in difficoltà il tetto che meritano.

QUI A ROMA SI RIPARANO STRADE, NON SI FINANZIANO OPERE INUTILI.

Roma era famosa nel mondo per la bellezza e la solidità delle sue strade, oggi è famosa per le sue strade dissestate e piene di buche. In alcune zone Roma sembra un paesaggio lunare, con l’asfalto forato da crateri e voragini.

La situazione è intollerabile, indecorosa, incivile, umiliante sia per i cittadini sia per chi dovrebbe governarli con onore.

Secondo il Dipartimento Lavori pubblici del Comune, più di un terzo delle strade della grande viabilità è pericolosa per automobilisti e motociclisti. Secondo una stima dell’Acer, per rimettere in sesto il patrimonio viario della Capitale servirebbe un investimento di 250 milioni l’anno per 5 anni. Dopo, per la manutenzione ordinaria, basterebbero 100 milioni l’anno. È quanto Rutelli e Veltroni hanno speso per due opere ancora incompiute come la Nuvola di Fuksas (400 milioni) e le Vele della città dello sport di Calatrava (650 milioni il costo finale calcolato a oggi).

Nessuna opera faraonica sarà finanziata fin quando non si risolverà il problema, anzi lo scandalo delle buche di Roma.

No a vele, piramidi, astronavi.

Prima le strade.

QUI A ROMA IL VERDE SI FRUISCE, SI AMA, SI RISPETTA.

Roma è la capitale europea con la maggiore estensione di verde pregiato tra parchi, giardini pubblici e privati, pinete, ville storiche, alberate e aree agricole. Questa incredibile potenzialità deve fare i conti con le difficoltà di manutenzione e il caos sui vari organi ed enti titolari della gestione.

Dal punto di vista dell’attribuzione delle competenze alla Capitale, si deve pretendere che a Roma sia riconosciuta la competenza sulle riserve naturali comprese nel suo territorio, oggi gestite dalla Regione tramite Roma Natura, con le relative risorse affinché si attuino celermente i piani di assetto e di utilizzo delle stesse, che devono diventare polmoni verdi della capitale aperti alla fruizione dei cittadini e non, come spesso accade oggi, aree verdi abbandonate al degrado ed all’insicurezza.

Affideremo ai municipi le competenze sul verde di quartiere lasciando a Roma Capitale unicamente quella sulle ville storiche e sui parchi di rilevanza cittadina; bisogna approvare il regolamento sul verde urbano definendo, tra le altre cose, un piano sulle alberature e la concezione delle aree verdi come elemento di arredo urbano da progettare prima e difendere poi.

QUI A ROMA SI VIVE SICURI.

La sicurezza è una prerogativa del Governo, ma anche un il Comune può fare molto per rendere sicura la città. A cominciare dal presidio del territorio, per evitare di ritrovarci nella nostra Capitale di fronte a “zone franche” prive di ogni forma di controllo e di legalità.

Controllare il territorio significa combattere il degrado, il caos, imporre a tutti il rispetto delle regole, ma anche aver chiaro che è fallito il modello di integrazione cosiddetta “multiculturale”: credere che per rispettare qualcuno devi consentirgli di fare quello che vuole.

Non si può fare.

Se la tua cultura è contraria alle mie regole, al mio diritto, alla mia civiltà millenaria, o modifichi la tua cultura e lasci che davvero la Capitale possa accoglierti, offrendo e chiedendo rispetto, o non c’è posto per te.

Il terrorismo internazionale di matrice islamista ha tra i suoi obiettivi la nostra città. Dobbiamo garantire il controllo dei centri culturali islamici. I centri di preghiera non riconosciuti vanno chiusi. A Roma ci sono almeno 14 moschee riconosciute, in pratica una a municipio: non c’è alcuna ragione di aprire una moschea negli scantinati o nei garage condominiali. A Roma la libertà di culto deve essere garantita fino in fondo a tutti, ma nel rispetto della legalità.

Bisogna poi farla finita con le occupazioni abusive, con le zone franche dove lo Stato e il comune non entrano. Lo dico chiaramente: chi non intende rispettare le regole non voti per me, perché sarò il loro peggior nemico.

QUI A ROMA I BIMBI E LE FAMIGLIE SONO PROTAGONISTI.

Vogliamo mettere la famiglia al centro delle politiche sociali del Comune di Roma, con politiche non solo di sostegno, ma di anche di incentivazione. Vogliamo rendere operativo il principio del quoziente famigliare in tutte le forme di accesso al welfare e in tutte le tasse e tariffe comunali, per aiutare le famiglie numerose, monoreddito, monoparentali, con figli, con anziani e disabili a carico. Secondo un principio semplice e di giustizia: maggiore è il numero di persone che vivono con un determinato reddito, minore è la quantità di tasse si devono pagare.

Il principio del quoziente familiare deve valere soprattutto per l’accesso e le tariffe degli asili nido. E a tal proposito, non ci daremo pace fino a quando un solo bambino sarà costretto a restare fuori dagli Asili Nido o dalle Scuole dell’Infanzia. E fino a quando le scuole che ospitano i nostri figli non saranno tutte messe a norma. L’arretratezza della nostra Nazione tiene ancora fuori dall’obbligo scolastico la fascia da 0 a 6 anni, scaricando sui Comuni e le famiglie l’onere di garantire tali servizi. Siamo convinti che gli asili e le scuole dell’infanzia debbano rientrare nella competenza dello Stato e quindi nel ciclo di educazione e formazione del bambino.

QUI A ROMA I SERVIZI SOCIALI FUNZIONANO.

Le politiche sociali del comune di Roma devono essere rimesse al servizio dei più deboli e non di chi ha avuto la criminale spudoratezza di rubare sulla loro pelle. Le cooperative sociali vanno fortemente ridimensionate: incarichi solo per piccoli importi, nessun monopolio, stop agli affidamenti diretti e alle proroghe ingiustificate.

Basta con la vergogna di strutture e persone che hanno lucrato e rubato sulla pelle dei più deboli. Saremo spietati, perché non c’è nulla di più ignobile nel rubare su un disabile, un anziano, un bisognoso.

QUI A ROMA SI FA L’IMPRESA IL “MADE IN ROME”.

La rete dei mercati rionali di Roma Capitale è una delle più ricche d’Italia. Rappresenta un patrimonio commerciale incommensurabile per la città: ho iniziato la mia campagna elettorale visitandoli uno per uno, immersa nella meravigliosa umanità e nella bontà dei prodotti freschi che garantiscono. Sul territorio del Comune di Roma sono presenti circa 66 mercati in sede propria che ospitano quasi 4000 banchi. È una rete valida in termini di offerta commerciale e per la tenuta sociale dei quartieri, anche se la trasformazione delle abitudini commerciali e del tessuto urbano della città pongono dei problemi che vanno seriamente affrontati con l’intera categoria.

Vogliamo aprire nuovi mercati in zone di recente urbanizzazione, piuttosto che favorire la nascita di altri Grandi Centri Commerciali, che stanno provocando in molti casi la desertificazione commerciale d’interi quartieri. Pensiamo sia più utile sostenere i Centri Commerciali Naturali (le grandi Vie del commercio romano come Via Appia, Via Tuscolana, Viale Marconi, Viale Europa, Via dei Castani, ecc.). La rete dei mercati offre anche uno sbocco diretto per l’agricoltura romana, garantendo una filiera corta che è garanzia di qualità.

Roma è il primo comune agricolo d’Europa, e questa vocazione dovrà essere valorizzata, rilanciando le aziende agricole comunali, riprendendo il piano di recupero degli immobili rurali, tutelando le aree agricole dall’espansione edilizia.

Senza dimenticare il fenomeno della contraffazione: una pianta velenosa dalle radici profonde, basata sull’illegalità e sullo sfruttamento, da sradicare in fretta. Il mercato della contraffazione è un’attività delle grandi organizzazioni criminali che sfruttano l’immigrazione clandestina per la produzione e la distribuzione di prodotti contraffatti. Dietro i venditori ambulanti abusivi si nascondono e lucrano imprese camorristiche e malavita organizzata.

QUI A ROMA C’E’ LA GRANDE BELLEZZA.

La miniera d’oro in cui scavare per dare ricchezza alla città è costituita dal suo immenso patrimonio culturale; non è possibile, però, pensare che i monumenti, le chiese e i musei della Città Eterna possano bastare da soli.

La mancanza di una seria politica per la cultura e il turismo porta Roma a essere solo al quattordicesimo posto nel mondo per visitatori stranieri, con meno visitatori di città come Seoul o Antalya.

Promuovere l’immagine di Roma nel mondo fa tutt’uno con il recupero e la valorizzazione dei suoi punti di forza, che risiedono nel formidabile lascito della sua tradizione.

QUI A ROMA SI CORRE VERSO LE OLIMPIADI, E NON SOLO…

Siamo favorevoli alla candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2024.

Non si può rinunciare ai grandi eventi per il rischio corruzione.

Ma le Olimpiadi devono rappresentare un simbolo e un’opportunità per l’Italia intera. Inutile avere le Olimpiadi in una nazione nella quale la pratica dello sport è una chimera per molti. L’introduzione dell’educazione motoria nelle scuole primarie, l’abbattimento delle barriere architettoniche e la dotazione di palestre scolastiche in tutti gli istituti scolastici sono la condizione essenziale per dare un senso al sogno olimpico, che deve rappresentare un’opportunità per i romani. Vogliamo Olimpiadi a basso impatto ambientale, al servizio dei romani e a spesa contenuta. Questo significa: dare priorità al recupero, alla ristrutturazione e alla modernizzazione delle strutture già esistenti, facendo del Foro italico e del quadrante Acqua Acetosa – Tor di Quinto il cuore dell’evento. Per realizzare bene l’evento serve un criterio di pianificazione urbanistica, perché a decidere non possono essere i costruttori.